BRICIOLE DI CONSAPEVOLEZZA
Leggiamo libri
e vediamo film che ci mettono di fronte alla Macchina del Tempo, quel prodigio
della scienza al quale guardiamo con un misto di affascinata curiosità
e di discreto scetticismo. Ma non ci rendiamo conto che quanto è
affidato, nella fantasia, all’opera pionieristica di uno scienziato creativo
ed estremo, è in verità la materializzazione narrativa di
un atteggiamento mentale che appartiene a tutti noi. Siamo tutti viaggiatori
del tempo: se, infatti, prendiamo in considerazione il tempo dell’orologio,
ci accorgiamo che segue inevitabilmente due regole dalle quali non può
prescindere, la direzionalità e la durata. Le lancette di
qualsiasi aggeggio per misurare il tempo, sia un Rolex ultimo modello che
quello installato sulla Torre di Londra, si muovono implacabilmente dal
presente verso il futuro. Se ora, infatti, sono le 9,40 da qui in avanti
non potranno oggettivamente ripresentarsi le 9,35 di oggi. L’altra regola
ha a che fare con la durata, perché un’ora dura sessanta minuti,
non uno in più né uno in meno: ma quante volte ci siamo accorti
che un’ora intera trascorsa con una persona che amiamo oppure da soli mentre
facciamo qualcosa che ci assorbe, ci pare molto più veloce di un’ora
passata ad aspettare chi è in ritardo, oppure il nostro turno
per un esame o per una visita medica che non vorremmo fare? Il tempo
interiore corre quindi con un ritmo che varia a seconda della qualità
e che possiamo cogliere soltanto a livello soggettivo. Allo stesso modo
anche la direzionalità può essere scardinata, quando dal
piano oggettivo ci spostiamo a quello soggettivo: un ricordo intenso, infatti,
ci catapulta nel passato in modo istantaneo e spesso totale. Non solo possiamo
ricordare un fatto riportandolo alla nostra mente ma ci troviamo spesso
a riviverlo sulla nostra pelle a livello delle emozioni, delle sensazioni
e degli stati d’animo. Ugualmente ci muoviamo soggettivamente nella
direzione opposta al passato, anticipando il futuro con aspettative,
ansia o quant’altro di piacevole o di spiacevole questo viaggio nel tempo
ci può regalare. Ci sono modi per usare costruttivamente questa
nostra facilità a spostarci nel passato e nel futuro ma proviamo
a vedere ora quali sono gli aspetti limitanti e spesso autodistruttivi
collegati a questa nostra facoltà quando non la usiamo in modo adeguato.
INTRAPPOLATI NELLE MAGLIE DEL PASSATO
Vivere troppo nel passato è una trappola perché ci trattiene in una realtà che spesso non ci appartiene più, impedendoci di lasciare andare quegli aspetti che ci legano ad atteggiamenti mentali che non sono in linea con la nostra trasformazione. Quante volte ci accorgiamo di reagire quasi meccanicamente a degli stimoli, in un modo dettato soltanto dalla abitudine, quando invece un’altra parte di noi sembrerebbe già proiettata verso nuove soluzioni e diverse reazioni! Ecco allora che nasce quella spaccatura interiore che poi chiamiamo crisi e che ben evidenzia la necessità di liberarci da quegli aspetti che appartengono ormai a ciò che siamo stati ma che ora non siamo più. Facciamo un esempio: magari per lungo tempo abbiamo creduto di essere incapaci di esprimere le nostre emozioni e i nostri bisogni, facendo quindi fatica a dire i nostri no quando li sentivamo urlare dentro di noi; per questo motivo abbiamo sempre mostrato un atteggiamento accondiscendente facendoci tappetino alla volontà altrui, rinunciando a vivere in prima persona e accontentandoci delle briciole.Magari questo torrente che ci siamo abituati a ributtare costantemente dentro, si è poi riversato sulla nostra pelle o sui nostri organi, causandoci eruzioni, malattie o malesseri che testimoniano il nostro bisogno di dire quei no che abbiamo a lungo ricacciato indietro. Ora però sentiamo che qualcosa dentro di noi sta cambiando e che quella apparente docilità che magari per anni si accompagnava ai nostri si, per poi sposarsi interiormente con l’altra nostra inquilina interiore, la Rabbia, sta perdendo colpi. Ora sappiamo veramente quello che vogliamo e quello che non vogliamo, tanto che l’urlo del No si fa sentire molto più di prima. Eppure continuiamo a dire si, perché ci siamo abituati a quel comportamento, perché ci riconosciamo in quel modo di fare, perché abbiamo paura che gli altri, vedendoci diversi da come siamo sempre stati, smettano di amarci. Se vivere nel passato, allora, ci impedisce di accoglierci nella nostra interezza e nella nostra verità di oggi, basta riportarci nella nostra centralità, con il coraggio di accogliere quelle nostre parti che si sono trasformate, che hanno bussato alla nostra porta, che sono lì, pronte ad essere risvegliate.
CATAPULTATI NELL’ANSIA DEL FUTURO
Quando abbandoniamo
il nostro presente e ci ritroviamo ad anticipare il futuro, la nostra compagna
è l’ansia. Non esiste più nulla di quello che stiamo facendo,
niente più ci attrae nel nostro qui ed ora perché folate
di anticipazioni ci sommergono, spesso impedendoci di respirare e riassaporare
la nostra realtà attuale. Siamo qui, con il corpo, ma la nostra
mente è già altrove e si arrovella su qualcosa che ancora
non c’è ma che diventa talmente reale da farci perdere i contorni
del tempo. Siamo qui ma non ci siamo già più perché
quello che ci attrae è soltanto il futuro, quello immediato, un’ora,
domani, oppure quello ancora più lontano, tra un mese, tra due anni,
quando sarò anziana. Un futuro che il più delle volte non
sentiamo nei suoi richiami di fascino e bellezza, ma accogliamo in quegli
aspetti che più ci fanno paura. E scateniamo così tutta una
serie di pensieri spesso autodistruttivi che non si dissolvono nel nulla
ma che si insinuano nella nostra mente creando un programma pronto ad informare
il nostro organismo e la nostra psiche e, purtroppo, a plasmare, proprio
in quella direzione temuta, il nostro futuro. La nostra mente calcolatrice
inserisce i dati, le esperienze che viviamo o che fortemente immaginiamo
ed innesta la programmazione: come un vero calcolatore determina
i risultati della sua applicazione dal programma che è inserito,
così la nostra mente è sensibile ad una programmazione negativa
o ad una positiva. Anticipare il futuro è un dono se conosciamo
il valore delle affermazioni positive, è una rovina se usiamo, magari
inconsapevolmente, soltanto affermazioni negative. . L’ansia del futuro
rende così vivide in noi proprio quelle esperienze che vorremmo
evitare e, facendo leva sul fatto che la nostra mente non coglie ai suoi
livelli interiori profondi la differenza tra un’esperienza realmente vissuta
ed una fortemente immaginata, ne prepara un fertile ambiente perché
possano avverarsi e diventare un giorno il nostro presente. Ansia che non
risparmia, ovviamente, il nostro corpo fisico e che ci regala malattie
di vario tipo, quale sfogo nei confronti di sensazioni che non riusciamo
nemmeno a sopportare. Perché quando soffriamo per qualcosa che non
c’è tutto il nostro essere partecipa, e la paura diventa reale,
rendendoci spettatori di un film che non vorremmo vedere ma che stiamo
preparando, sequenza dopo sequenza. Ansia e paura sono due aspetti frequenti,
anzi quasi automatici in chi vive proiettato nel futuro, ma c’è
anche un altro aspetto, la negazione della realtà. Chi non riesce
a godersi il suo hic et nunc, cioè il suo qui ed ora, può
talvolta rifugiarsi in un mondo di sogni che si sostituiscono alla realtà
oggettiva. E così nasce la separazione dalla realtà e la
tendenza a rifugiarsi in un mondo di infinite possibilità dove tutto
diventa vero tranne la verità che stiamo vivendo. E così
il sognatore scappa in mondi paralleli che lo fanno sognare ma che lo strappano
dalle esperienze vere e da quelle affermazioni positive che potrebbero
farlo evolvere e crescere e guarire.
RADICATI NEL PRESENTE
Rimanere qui, in questo
spazio e in questo tempo, significa accettare la vita per quello che è,
rispettarne le luci e le ombre, fare la pace con la propria interiorità.
E’ sicuramente una sfida, ma una dolce sfida che mette in palio il ricongiungimento
con noi stessi. Riconoscerci nel nostro qui ed ora significa accettarci
per quello che siamo e avere capito che non c’è un modo ideale di
essere, copiato da miti e modelli vicini o lontani ma che ciascuno di noi
non può fare altro che ritrovare se stesso. E’ a noi stessi che
dobbiamo assomigliare, e lo possiamo fare se ritroviamo quella parte di
luce che vive da sempre in noi e che ha in sé tutto quello che le
serve per essere felice. Poi, come già abbiamo detto, la Personalità
ha avuto la meglio, allontanandosi dalla voce del Sé, pago di se
stesso ma soffocato da maschere, compromessi, desiderio di consenso
Crescere significa ritornare a quello che siamo, togliere piano piano gli
strati che abbiamo edificato intorno a noi fino a trovarci ingabbiati in
una corazza che ci limita e ci impedisce di essere veramente quello che
siamo. Vivere il presente è imparare ad ascoltarci e ad ascoltare
chi ci è accanto, è accogliere noi stessi e gli altri per
quello che siamo e non per quello che vorremmo o dovremmo essere. Un passo
importante per arrivare a questo è proprio l’ascolto. Quante volte
non riusciamo ad ascoltare ma preferiamo parlare, riempire noi stessi e
gli altri di suoni che nascondono l’ansia, la paura, la nostalgia, il dolore?
.Ma questo modo di essere, questa capacità di restare nel presente
non è un ideale filosofico od esistenziale che si può avere
o non avere per nascita, selezione naturale, fortuna o cos’altro. E’ un
modo di affrontare la vita cui si può arrivare piano piano, passo
dopo passo
Ecco allora alcuni
semplici suggerimenti che potranno aiutarvi a vivere nel presente,
più in contatto con voi stessi, gli altri e le esperienze che state
vivendo.
Si tratta di una serie
di buone abitudini che potrete incominciare a esercitare giorno dopo giorno.
Quello che conta è iniziare, non dimenticando però che l’essenziale
di ogni progetto è avere la forza di andare avanti. Ecco allora
una possibile ricetta per una buona salute globale:
.Imparare a rilassarsi e a meditare
Al mattino, appena svegli, cercate di riservarvi uno “spazio –tempo” indisturbato. Se a quell’ora non ce la fate, trovate in ogni modo il momento migliore per voi. Vi propongo alcuni suggerimenti che potreste affrontare metodicamente, come fossero un programma di lavoro su di sé, oppure assaggiare ogni tanto, così, soltanto per provare.
Per i primi tre giorni:
Sdraiatevi a terra o sul letto e chiudete gli occhi. Preparatevi ad entrare dolcemente in contatto con la vostra respirazione addominale, spesso trascurata perché la tendenza è di respirare di petto, in modo breve ed affrettato. La respirazione è, invece, un’insostituibile fonte di vita per noi. Provate allora a respirare nell’addome, espellete l’aria dai polmoni, tirando indietro l’addome, lentamente. Appoggiate le vostre mani sull’addome e rendetevi conto di come anche loro si abbassano durante l’espirazione. E ora, lentamente, inspirate con il naso, riempiendo d’aria non solo il petto ma anche il ventre: in questo caso l’addome, e le vostre mani se sono appoggiate, si solleveranno. E ancora espirate, ritirando in dentro l’addome. Procedete in questo modo per alcune respirazioni e poi incominciate a ritmare il vostro respiro: contraendo l’addome, e quindi espirando, contate mentalmente fino a 6 (o a 5, trovate il vostro ritmo) e poi inspirate, con la stessa durata della espirazione. A questo punto trattenete il respiro contando sempre fino a 6 e di nuovo espirate con la stessa durata. Inspiro(6), trattengo(6), espiro(6), inspiro(6), trattengo(6), espiro(6). Procedete in questo modo fino a quando non avrete trovato un vostro ritmo.
Il quarto giorno:
Procedete con gli
stessi esercizi di respirazione, ma stando seduti, con la schiena bene
eretta.
Dal quinto giorno in poi:
Sedetevi con la schiena
bene eretta, procedete con la vostra respirazione addominale(vedi giornate
precedenti), quindi visualizzate la vostra colonna vertebrale, come fosse
una collana di perle appoggiate l’una sopra l’alta. Andate con lo sguardo
interiore su e giù lungo questa collana aperta, e poi soffermate
la vostra consapevolezza alla base della colonna. Da qui fate partire mentalmente
delle radici che scendono fino al pavimento e poi da lì giù
giù fino al centro della terra dove si immergono in una sfera di
luce bianca. Visualizzate bene voi stessi, seduti e collegati al centro
della terra da queste radici che partono dalla base della vostra colonna
e arrivano dentro alla sfera di luce. E ora inspirate e vedete l’energia
bianca e luminosa della terra che sale attraverso le radici e penetra nella
vostra colonna, illuminando ogni perla, penetrando in ogni vertebra. E
mentre la luce della terra penetra nel vostro corpo vedete dell’acqua sporca
uscire dai pori della vostra pelle, le tossine, le tensioni, le paure,
tutto quello che volete lasciare andare.
Respirate l’energia
della terra per alcun volte e poi portate la vostra consapevolezza al midollo
allungato, quella fossetta che sta dietro alla vostra nuca. E da lì
visualizzate una corda d’argento che sale su su nel cielo. Ed ora inspirate
e vedete l’energia del cosmo e del cielo che scende lungo la corda d’argento,
penetra attraverso il midollo allungato nella vostra colonna e si diffonde
in tutto il vostro corpo. Se volete, potete associare all’inspirazione
il suono IO e alla espiazione il suono SONO QUI, in modo da potere ripetere
IO SONO QUI più volte e lentamente, mentre respirate. E ora portate
la vostra consapevolezza alle narici, mentre inspirate concentratevi sul
fresco dell’aria che penetra, mentre espirate sul calore dell’aria che
esce, ripetendo sempre IO SONO QUI e lasciando che pensieri ed emozioni
si allontanino. Se necessario, visualizzatevi all’interno di una sfera
di luce rossa e ripetete mentalmente IO HO UN CORPO MA IO SONO MOLTO
PIU’ DI QUESTO MIO CORPO, poi la sfera diventa arancione voi ripetete IO
HO DELLE EMOZIONI MA IO SONO MOLTO PIU’ DI QUESTE MIE EMOZIONI, e con la
sfera gialla, IO HO DEI PENSIERI MA IO SONO MOLTO PIU’ DI QUESTI MIEI PENSIERI.
Ed ora lasciate prendete consapevolezza di quel punto tra i due occhi,
quello che gli orientali chiamano l’occhio spirituale, e tenendo chiuse
le palpebre, alzate leggermente i vostri occhi in quella direzione, senza
sforzo. Per farlo dolcemente potete socchiudere leggermente gli occhi:
vi accorgerete che c’è una linea di demarcazione tra la parte tutta
scura e la luce. Ecco, puntate gli occhi a quella linea e chiudete le palpebre.
E ora lasciate che arrivino a voi immagini ed intuizioni, abbandonandovi
a questo “spazio-tempo” fuori dello spazio, fuori di tempo, in questo eterno
presente tutto per voi.
Scrivere
Destinate anche solo
cinque minuti al giorno a questa pratica: trovate un vostro ”spazio.tempo”
confortevole e privato, magari con una musica piacevole e rilassante come
sottofondo. Respirate un po’ di volte con la respirazione addominale, se
potete raggiungete uno stato di rilassamento e poi appoggiate la penna
sul vostro quaderno(possibilmente sempre lo stesso) e incominciate a scrivere,
senza chiedervi che cosa né perché. Tutto quello che vi viene
in mente in quei cinque minuti è quanto i vostri livelli interiori
vi suggeriscono: ed allora lasciate che emerga spontaneamente, senza censure
né limitazioni. Non cancellate, non rileggete e non fermatevi, ma
continuate a scrivere, anche se vi sembra banale, assurdo o sgrammaticato.
Giorno dopo giorno, comincerete a dialogare con il vostro Sé, con
la vostra Anima, cogliendo suggerimenti preziosi per la vostra evoluzione.
Progredire con le
affermazioni positive
Ne abbiamo già
parlato in un precedente articolo, ma ricordatevi l’efficacia delle affermazioni
positive e ripetetevele più volte che potete. Se ne avete l’opportunità
potrete inizialmente ripeterle con enfasi a voce alta, ma poi lasciate
che la voce si abbassi fini a diventare un sussurro e poi, soprattutto,
una ripetizione mentale silenziosa. In questo modo prenderanno uno spazio
nel sottofondo della vostra mente, e penetreranno nel vostro subconscio
e anche nel vostra parte supercosciente, se lo farete con la consapevolezza
di entrare in contatto con l’energia del cosmo, con Dio.
Rafforzare la volontà
Questa è una sfida che, se vorrete, potrete provare a fare con voi stessi. La volontà è più fertile di quell’arido senso del dovere che ci hanno imposto quando eravamo bambini e che magari anche oggi ci arreca fastidio, ma è la consapevolezza del proprio potere interiore, la certezza di non essere passeggeri distratti e passivi ma di stare coscientemente alla guida della propria automobile. Spesso viviamo come burattini, spinti ad agire da azioni meccaniche e ripetitive, non solo come alzarci, lavarci, vestirci, andare a lavorare, tornare a casa e andare a dormire, ma anche come rispondere alle azioni con abitudinarie reazioni: arrabbiarci, offenderci, sentirci vittime, provare disgusto, noia, pigrizia, piacere, esaltazione, desiderio. Le abitudini rischiano di soffocare la volontà, quella che nasce dalla consapevolezza che l’azione che stiamo per compiere sia quella giusta al momento giusto, dettata da libertà e non da meccanico asservimento alle abitudini. Volontà, insomma, coincide con il libero arbitrio di cui noi, come esseri umani, siamo dotati. Ed allora provate ogni giorno a fare qualche cosa di nuovo, cercando di superare una paura, una pigrizia, un’abitudine, e fate in modo che questa volta scelta sia dettata da quell’innata ragionevolezza che, dentro di noi, ci mette in contatto con i veri bisogni del nostro Sé.
Sorridere
Non parlo del sorriso
esteriore, quello che si forma sulla bocca mentre gli occhi e il resto
del corpo rimangono tristi, ma parlo del sorriso totale, profondo, quel
sorriso dell’anima che è contagioso, rassicurante e fertile per
noi stessi e per gli altri. Immaginate le cellule del vostro corpo, ogni
mattina al vostro risveglio: c’è un esercizio tramandato da Paramansa
Yogananda, un Maestro indiano, che insegna a massaggiare con tenacia il
proprio corpo, come sotto ad una doccia, ripetendo .”Svegliatevi, cellule
del mio corpo, e gioite”. Dopo aver ripetuto questa affermazione positiva
di sicura efficacia, vi consiglio di visualizzare ogni parte del vostro
corpo, incominciando dalle dita dei vostri piedi a salire fino al cuoio
capelluto, interamente abitata dalle cellule risvegliate e sorridenti.
Lasciate che piano piano, senza fretta, il sorriso si formi nei piedi,
nei polpacci, nelle gambe, nei glutei, nel dorso e nell’addome, in tutti
gli organi interni, nelle mani, nelle braccia, nelle spalle, nel
seno, nel collo, nelle guance, nella bocca, nel naso, nella fronte, nella
nuca, e finalmente negli occhi. E’ il sorriso dell’Anima. Provateci!